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Molti osservatori hanno sottolineato il fatto che Serkin non fosse un pianista naturale. Il suo pianismo era guidato prevalentemente da una straordinaria forza di volontà, e la sua abilità di musicista risiede più nell'acume profondo che lui ha portato alla musica dei compositori a lui prediletti -classici austriaci e tedeschi- che nella letteratura virtuosistica. Nelle sonate di Beethoven, Serkin trova la particolare ispirazione. Le sue interpretazioni di Beethoven non accontentano necessariamente l'ascoltatore in termini di "bellezza" superficiale, ma piuttosto porta quella particolare mistura di logica, violenza, e trascendenza spirituale che lui sente nell'essenza delle opere di Beethoven. Le esecuzione dei Concerti di Brahms, non assumono quel particolare aspetto titanico. La discografia di Serkin è impressionante. Spazia da Bach al Ventesimo Secolo, ed include importanti novità, come il Concerto in Fa minore di Max Reger, un compositore con il quale Serkin aveva un'affinità costante. Il suo lavoro al Curtis Institute e, durante le estati, al Marlboro Festival gli permisero di diventare uno degli insentanti americani più influenti del dopoguerra. Il figlio Peter è, anche lui, un pianista famoso.
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