TECNICA PIANISTICA

Il fraseggio

Sebbene il fraseggio non sia un argomento prettamente tecnico, la corretta interpretazione di una frase è legata alla giusta applicazione di elementi tecnici, in modo particolare del legato e del suono.
Fraseggiare vuol dire rispettare l'andamento naturale del discorso musicale, con tutte le sfumature di carattere ritmico e sonoro. Nel discorso parlato (e scritto) il fraseggio è dettato, oltre che dalla natura del discorso, dalla punteggiatura. Se si legge un testo senza rispettare la punteggiatura, si perde il senso del discorso, non si percepisce la conclusione delle frasi e il tutto risulta confusionario.
Non solo: se non si dà alla voce la giusta intonazione (oppure, se si mantiene l'intonazione della voce su un unico piano), si ha la sensazione di un discorso freddo, distaccato (avete mai provato ad scoltare un testo letto da un computer?).
Un buon fraseggio musicale rende più chiara la composizione, fa sì che il brano sia comprensibile, limpido e naturale. Fraseggiare, quindi, vuol dire rispettare tutte quelle indicazioni dinamiche, ritmiche e grafiche (legature, staccati, ecc.) che il compositore segna e che il brano stesso suggerisce.
Senza addentrarmi troppo nello specifico (bisognerebbe analizzare migliaia di esempi), mi limiterò ad esaminare alcuni passi per cercare di spiegare il modo giusto di utilizzare i vari elementi tecnici per arrivare ad un corretto fraseggio.
Come prima cosa si deve analizzare con attenzione il brano e fissare l'inizio e la fine delle frasi. Occorre, cioè, riconoscere i periodi musicali e le frasi che li compongono.
Non sempre una legatura delimita l'inizio e la fine di una frase, spesso indica semplicemente il raggruppamento di determinate note, le quali devono essere eseguite senza soluzione di continuità. La frase si individua dalla natura delle melodie e dei temi che formano il tessuto musicale del brano.
Prendiamo come primo esempio un frammento della Sonata in La min. KV 310 di W.A. Mozart:



Le due semplici frasi sono state evidenziate con il segno di inizio e fine frase. Generalmente, sempre che non ci siano indicazioni precise, la frase deve terminare con un piccolo diminuendo (si dice "chiudere la frase"), quindi appoggiare il peso all'inizio della frase e alleggerire alla fine.

Nella seconda parte della Sonata in Do magg. KV 330, Mozart scrive alcune legature che non indicano, come dicevo prima, l'inizio e la fine delle frasi:



Il discorso musicale si deduce dall'andamento del tema che si sviluppa fino all'inizio della scala in Sol magg. (sesta battuta), vera conclusione di tutta la prima frase.

All'interno di frasi più lunghe, però, possono esservi piccoli fraseggi (dedotti, anch'essi, dal carattere della composizione e dalle indicazioni del compositore).
All'inizio della Sonata in Re min. op.31 n.2 di Beethoven:



il fraseggio rapido di crome legate a due a due si ottiene con piccoli spostamenti verticali del polso e dell'avambraccio. Studiando lentamente il passo si dovrebbe appoggiare il braccio (polso basso) sulla prima nota e sollevarlo (polso un po' più alto) sulla seconda, in modo da creare un lieve diminuendo con leggero sforzato sul primo suono:



Non sempre la frase deve essere chiusa con un diminuendo.
La prima frase del'inizio della Ballata n.3 op. 47 di Chopin:



si chiude proprio con un crescendo (voluto dall'autore). La seconda frase, invece, avrà una chiusura più morbida, in diminuendo.
Questo, in linea generale, deve essere il lavoro sulle frasi.
In secondo luogo si dovrà prestare attenzione alle indicazioni supplementari segnate dall'autore: staccati, accenti, sforzati, segni dinamici ecc. La corretta interpretazione di tutti questi elementi contribuirà alla realizzazione di un fraseggio efficace e chiaro, privo di qualunque tipo di forzatura. Un'esecuzione "volgare" e ostentatamente artificiosa risulta sempre fuori luogo e non attinente al pensiero del compositore.
Spesso la grafia musicale può non essere sufficiente a tradurre tutte le intenzioni dell'autore. Non solo, considerando il periodo storico in cui sono state create le varie composizioni, la stessa grafia può assumere connotati differenti a seconda dello stile. Un'analisi ponderata, logica e guidata sempre dal buon senso, porterà sicuramente ad un'esecuzione corretta e mai volgare.

Il segno di staccato, per esempio, può (anzi, deve!) essere eseguito in modo diverso a seconda che si tratti di Mozart o di Liszt.
L'accento è scritto sempre con lo stesso segno (>), ma ciò non ci autorizza ad eseguirlo sempre allo stesso modo (banalità, forse, ma vi assicuro che più di una volta ho dovuto fare i conti con allievi che, in presenza di una nota accentata, non esitavano a "pestare" inesorabilmente sui tasti. E questo indipendentemente dall'intensità dinamica del brano).
Stesso discorso vale per lo sforzato, che deve essere sempre considerato in relazione al carattere del brano.
Ad esempio gli sforzati che Beethoven vuole in questo passo tratto dalla Sonata op.53:



situati nel massimo vigore sonoro, sono senza dubbio diversi da quest'altro
(9 battute più avanti):



in cui lo sforzato serve semplicemente ad enfatizzare l'apice agogico della frase.

In altri casi dove ad esempio sono presenti successioni rapide e forti di accordi o di ottave, ci si dimentica spesso che il fraseggio segnato ha una sua valenza ben precisa e deve essere rispettato.

Nello Scherzo n.2 op.31 di Chopin, il seguente passo:



spesso viene eseguito in questo modo:



​Accentando i quattro accordi e, di fatto, separandoli fra di loro, si omette il fraseggio di Chopin che, invece, ha concepito la frase in modo espressivo e non virtusistico. La legatura, infatti, indica inequivocabilmente il carattere melodico della frase. Quindi, per una corretta realizzazione, si dovrebbe legare con il 3°-4°-5° dito la parte superiore della melodia regolando il suono in modo tale da chiudere correttamente la frase.

Ci sono altri elementi che regolano una corretta realizzazione del fraseggio. Esso, infatti, è retto anche da un'attenta interpretazione dell'andamento metrico-ritmico, dal rispetto delle sospensioni, delle pause, delle relazioni tra le varie parti del contesto musicale. Argomenti che sono strettamente legati alle composizioni a cui si riferiscono. Per questo motivo non è possibile occuparcene in questa sede in cui si analizzano esclusivamente aspetti della tecnica.